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Avatar di Pietro Pallini

Beh... più o meno è quello che si è trovato ad affrontare chi come me ha perso il suo lavoro per scivolare in pensione tramite ammortizzatori sociali più o meno remunerativo.

Chi aveva già provato a mettere in campo qualche "piccola scommessa" bene o male è sopravvissuto.

La mia è stata quella di pilotare ambulanze (volontariato) anziché aerei... e ci sono arrivato a 72 anni von qualche soddisfazione e un po' di utilità pubblica.

Ora dicono che ho raggiunto i limiti di età anche per questa attività, ed eccomi di nuovo qui a chiedermi "cosa farò da grande".

Avatar di PLS Magazine

Mi ha colpito una cosa più di tutte: arrivare a sessant’anni e continuare a interrogarsi sul proprio posto nel mondo non è una sconfitta.

È il segno che una parte viva della coscienza continua ancora a muoversi.

E forse oggi chi appartiene a una generazione cresciuta dentro il pensiero analogico possiede una possibilità diversa nell’incontro con l’AI.

Perché porta con sé memoria, profondità, esperienza del tempo, senso critico. Non soltanto velocità esecutiva.

La vera frattura non sarà tra chi usa o non usa l’intelligenza artificiale.

Ma tra chi continuerà ad abitare il cambiamento con uno sguardo umano e chi finirà per delegare anche la propria immaginazione.

Ed è proprio lì che il tema diventa molto più esistenziale che tecnologico.

Lia

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