Glossario minimo
· Position paper: un testo nel quale l’autore prende posizione su un problema e propone le scelte che considera necessarie. Ha un intento programmatico, diverso da quello di uno studio scientifico.
· Sostituzione cognitiva: l’automazione di attività che richiedono analisi, scrittura, giudizio o elaborazione di informazioni e che finora venivano svolte da persone.
· Human Reserved: l’espressione usata da Gates per indicare lavori o attività che una società decide di riservare agli esseri umani, anche quando una macchina potrebbe svolgerli.
· Token di IA: una piccola unità di testo elaborata da un modello. I fornitori misurano spesso in token il consumo e il prezzo dei loro servizi.
· Ghost GDP temporale: lo scarto tra i guadagni di produttività, visibili presto nei conti delle imprese, e i costi sociali che emergono più tardi e altrove.
Gates ha la capacità, rara tra i personaggi del suo peso, di prendere sul serio le conseguenze distributive della tecnologia. Nel lungo position paper pubblicato su Gates Notes sostiene che l’IA potrà diventare il più grande fattore di uguaglianza mai inventato oppure una formidabile fonte di ingiustizia. La posizione di Bill Gates pesa, perché arriva da uno dei fondatori dell’industria del software, da una persona che ha ancora rapporti finanziari con quel settore e che, nel testo, dichiara apertamente questo possibile conflitto.
I rischi che individua sono tre: molti lavori potrebbero scomparire in modo permanente; l’IA aumenterà la capacità di fare danni; i compagni artificiali e l’uso scolastico dei modelli potrebbero compromettere lo sviluppo dei più giovani. Gates esamina anche i benefici possibili nella ricerca, nella sanità, nell’agricoltura e nei servizi pubblici.
Gates costruisce la sua posizione attorno all’idea che l’IA produrrà benefici enormi, mentre il mercato, seguendo la propria convenienza, ne distribuirà molto male i costi.
Dati e previsioni sul lavoro
Gates considera fuorviante il confronto con le precedenti rivoluzioni tecnologiche. Il passaggio dall’agricoltura al lavoro d’ufficio impiegò generazioni e creò occupazioni fondate sulle capacità cognitive umane. L’IA può sostituire proprio quelle capacità, usa dispositivi già disponibili e accetta istruzioni in linguaggio naturale. Secondo lui, la trasformazione attraverserà in un decennio attività cognitive e lavoro fisico, con molti meno nuovi posti di quelli eliminati in assenza di politiche adeguate.
Questa è la parte più importante del paper e anche la meno dimostrata, perché semplicemente Gates formula una previsione (sì, i dati disponibili danno motivi seri per preoccuparsi, ma non permettono ancora di calcolare quanti lavori spariranno o se il saldo finale sarà negativo.
Lo studio di Stanford citato nel paper osserva, tra la fine del 2022 e settembre 2025, un calo relativo del 16 per cento dell’occupazione tra i lavoratori statunitensi di 22-25 anni nelle professioni più esposte all’IA. L’effetto si concentra negli impieghi in cui l’uso dei modelli appare sostitutivo; nelle attività in cui l’IA affianca le persone, l’occupazione giovanile tiene meglio. Gli autori scrivono che i risultati sono coerenti con un effetto dell’IA, pur ammettendo altre possibili cause. Hanno trovato un canarino e hanno evitato il certificato di morte della miniera. Il paper completo è disponibile sul sito dello Stanford Digital Economy Lab.
La distinzione tra automazione e affiancamento resta decisiva. Un’impresa può usare un modello per ridurre il personale di assistenza, oppure per consentire allo stesso personale di risolvere casi più complessi. La tecnologia è simile, mentre cambiano l’organizzazione del lavoro, gli incentivi e il modo in cui i guadagni vengono distribuiti. Gates vede soprattutto la prima traiettoria perché il risparmio sul costo del lavoro offre un vantaggio immediato e costringe i concorrenti a seguirlo, una dinamica credibile della quale restano incerte velocità e ampiezza.
L’incertezza offre un alibi confortevole: governi e imprese possono fingere che prepararsi significhi organizzare un corso sui prompt e aggiungere “AI-ready” alla presentazione per gli investitori. Le politiche pubbliche lavorano con informazioni incomplete; aspettare la prova conclusiva significherebbe predisporre le tutele quando le persone hanno già perso il posto.
Il Ghost GDP che Gates descrive senza chiamarlo così
Nel mio libro Umani per ora ho chiamato Ghost GDP temporale il ritardo con cui i costi sociali dell’automazione entrano nel campo visivo di chi decide. L’impresa adotta un sistema, riduce tempi o organico e registra presto il miglioramento della produttività. La perdita di reddito riduce i consumi della famiglia e il gettito del territorio, che può ritrovarsi, mesi o anni dopo, con più domanda di assistenza e problemi di salute. Queste voci appartengono a bilanci diversi e maturano in tempi diversi.
Gates arriva molto vicino a questo concetto quando ricorda che la chiusura di una fabbrica può lasciare nelle comunità effetti che proseguono ben oltre il conto economico aziendale. Il suo merito maggiore consiste nel collegare occupazione, dignità, relazioni sociali e gettito fiscale. Se le persone lavorano meno, lo Stato incassa meno imposte proprio quando deve finanziare riqualificazione e protezione sociale. La produttività resta visibile; una parte del conto cambia beneficiario e data di consegna.
I minori, le relazioni e un’evidenza ancora giovane
La sezione sui compagni artificiali nasce da un ricordo personale. Da ragazzo, Gates dovette lavorare sulle proprie capacità sociali e dubita che avrebbe fatto lo stesso con un interlocutore sempre disponibile e accomodante. Gli studi in materia sono ancora iniziali.
Uno dei lavori citati ha coinvolto 1.131 adulti statunitensi che usavano CharacterAI. Reti sociali più piccole e conversazioni più personali risultavano associate a un benessere inferiore. I dati, in larga parte dichiarati dagli utenti, non stabiliscono la direzione causale: il disagio può precedere l’uso del chatbot e le due dinamiche possono rafforzarsi. Gli autori concludono che gli esiti dipendono dal modo d’uso e dalla vita sociale offline. Lo studio, rivisto nel maggio 2026, è consultabile su arXiv.
Gates tratta correttamente l’incertezza e chiede di intervenire presto. La prudenza ha senso, purché le regole distinguano un tutor che sostiene l’apprendimento da un prodotto progettato per massimizzare la dipendenza emotiva.
Il paper richiama anche l’enciclica Magnifica Humanitas di Leone XIV che chiede trasparenza e responsabilità, affidando il governo alle persone, e respinge l’idea che imitare alcune funzioni cognitive equivalga all’esperienza o alla coscienza morale. Ho commentato l’enciclica qui.
Le tre risposte proposte da Gates
La prima proposta riguarda nuove strutture nazionali capaci di coordinare lavoro, sicurezza, scuola, fisco e salute, affiancate da un organismo internazionale con funzioni che ricordano i sistemi di ispezione nucleare e le regole dell’aviazione civile.
L’esigenza di coordinamento è fondata, mentre la ricostruzione istituzionale proposta è meno convincente, anche perché il paper trascura ciò che esiste già. Il Global Digital Compact dell’ONU ha avviato un processo che il 26 agosto 2025 ha portato l’Assemblea generale a istituire un panel scientifico di quaranta membri e un dialogo annuale sulla governance dell’IA. Gates scrive un anno dopo e non cita questo tentativo. La risoluzione A/RES/79/325 è disponibile nell’archivio ufficiale dell’ONU.
Questi organismi hanno poteri limitati e una riunione internazionale non protegge un cassiere, un programmatore junior o una comunità colpita dalla perdita di posti. Gates può giudicarli insufficienti. Ignorarli indebolisce però la proposta, perché prima di creare un’altra istituzione sarebbe utile spiegare quali funzioni mancano, chi avrebbe autorità sulle imprese e come verrebbero verificate le violazioni.
La seconda proposta si chiama Human Reserved. Alcune attività dovrebbero restare affidate alle persone per tutelare l’occupazione oppure perché richiedono una responsabilità morale. Gates parte dall’assistenza ricevuta dal padre malato di Alzheimer e cita il caso di un robot incaricato di comunicare una diagnosi incurabile. La macchina potrebbe farlo tecnicamente; una società può decidere che quella relazione richieda responsabilità umana.
L’idea mi piace perché costringe a discutere il valore di un’attività oltre il suo costo unitario. Trasformarla in norma richiede di indicare quali professioni proteggere, la durata della protezione, chi controllerà il rispetto e come evitare privilegi per le categorie capaci di difendersi. Lo stesso Gates osserva che il confine cambierebbe tra Paesi: il Giappone, con pochi giovani e molti anziani, potrebbe accettare robot di assistenza che altrove verrebbero rifiutati.
La terza proposta è fiscale. Gates vuole tassare i robot e i token di IA per rallentare la sostituzione del lavoro e finanziare riqualificazione e protezione sociale. La diagnosi di partenza regge: in molti sistemi fiscali assumere una persona comporta imposte e contributi ricorrenti, mentre acquistare software o macchinari offre deduzioni e altri incentivi. Il fisco può quindi rendere più conveniente sostituire lavoro anche quando il beneficio produttivo è modesto.
La tassa sul token mi convince poco. Un token consumato per abbreviare una pratica amministrativa e uno impiegato per eliminare un posto di lavoro sono identici per il contatore. Colpire l’unità tecnica richiederebbe eccezioni continue e incoraggerebbe imprese e Paesi a spostare il calcolo dove costa meno. Il Fondo monetario internazionale arriva alla stessa obiezione e propone di rivedere gli incentivi fiscali che favoriscono l’automazione, rafforzando la tassazione dei redditi da capitale e delle plusvalenze, anche attraverso un prelievo sugli extra-profitti. La posizione del FMI è esposta in questa analisi sulla politica fiscale nell’era dell’IA.
Preferisco la scelta del FMI perché segue il valore economico prodotto e la sua concentrazione, invece di contare ogni frammento di testo elaborato. Resta comunque aperta la domanda più difficile: quale parte del maggior gettito deve finanziare reddito, formazione, servizi locali e riduzione dell’orario di lavoro? Nessuna tassa risolve da sola una scelta distributiva.
Il verdetto sul paper
Ho provato a costruire la tesi opposta a quella di Gates, e cioè che l’IA potrebbe trasformare la maggior parte delle professioni e, nei settori dove abbassa i costi, aumentare la domanda fino a creare attività sufficienti ad assorbire gli spostamenti. Esistono precedenti storici ed evidenze iniziali compatibili con questo scenario. Se accadesse, riservare lavori e tassare l’uso dell’IA troppo presto potrebbe rallentare benefici utili proprio alle persone con meno risorse.
Questa contro-narrazione è possibile e impedisce di trattare la scomparsa massiccia dei posti come un fatto acquisito. Lascia però intatta la necessità di prepararsi, perché come abbiamo visto in un recente articolo i primi effetti colpiscono soprattutto i giovani nelle professioni cognitive e, nei territori con meno alternative, si assorbono con più fatica. Anche una transizione che alla fine crea occupazione può distribuire anni di perdita tra persone che non hanno il tempo economico di aspettare il lieto fine delle statistiche aggregate.
Il contributo più utile di Gates sta nella scelta del momento. Chiede di costruire istituzioni e protezioni quando l’impatto complessivo è ancora incerto, accettando un po’ di inefficienza pur di conservare lavoro e autonomia, insieme alla fiducia sociale. Su “Human Reserved” e fiscalità serviranno criteri più precisi; sull’organismo globale deve confrontarsi con strutture che esistono già.
Io partirei da obblighi molto terrestri: misurare quali mansioni vengono automatizzate, pubblicare gli effetti su assunzioni e ore lavorate, finanziare la protezione dei territori colpiti e togliere dal fisco gli incentivi alla sostituzione opportunistica. Se poi il saldo occupazionale sarà migliore delle previsioni di Gates, avremo costruito istituzioni più informate. Se sarà peggiore, avremo evitato di scoprire il Ghost GDP quando il conto è già scaduto.
Voi quali attività vorreste mantenere sotto responsabilità umana, anche quando un sistema automatico diventasse più economico e affidabile?
Alla prossima!
Luciano
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Nota sul processo di scrittura
Per preparare questo articolo ho utilizzato strumenti di intelligenza artificiale nella ricerca delle fonti, nel confronto dei dati, nella costruzione della struttura e nella revisione linguistica. Il sistema opera con istruzioni, esempi e skill adattati al mio stile editoriale. Ho verificato le fonti, modificato il testo e approvato ogni passaggio della versione pubblicata. Le tesi, le scelte e la responsabilità finale sono mie.




Un ringraziamento a Carlo Nardone che mi ha segnalato questo paper.
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